venerdì 30 maggio 2014

La storiella di Bertoldo raffigurata al santuario della Madonna del Bosco di Imbersago

Il santuario della Madonna del Bosco si trova appena fuori dal centro di Imbersago (Lecco). E’ adagiato sul versante orientale di un'altura a quota 300 metri e da lì si ha una bellissima vista sulla valle del fiume Adda. È uno dei santuari più conosciuti e frequentati in Brianza ed ancora oggi è meta di numerosi pellegrini.

La storia del santuario inizia nel 1615 quando ad Imbersago cominciarono a girare voci di presunte apparizioni avvenute nel bosco soprastante. La figura apparsa venne descritta come quella di una grande Signora, avvolta da forte luce e musiche armoniose. Il 9 maggio 1617 la Signora apparve a tre pastorelli intenti a pascolare le loro pecore. Ai piedi della Signora, improvvisamente, un castagno produsse un riccio con delle castagne mature. Il commento dei contadini del luogo fu unanime: "E’ opera della Madonna. E’ il segno della Sua presenza e del desiderio di essere là onorata". Successivamente si narrò della liberazione, sempre da parte della Madonna, di un bambino dalle fauci di un lupo. La Madonna del Bosco, non appena fu invocata dalla madre del bambino, intervenne e fece sì che il lupo ammansito deponesse il piccolo bambino incolume.
Il luogo divenne famoso col nome di Madonna del Riccio o Madonna delle Castagne.

L'apparizione della Madonna (cliccare sulle foto per ingrandirle)
Iniziarono così i primi pellegrinaggi e, nel 1632, si costruì una piccola cappella, ancora oggi esistente nella cripta sotto il santuario, chiamata col nome di scurolo. In questa cappella è ancora presente, oltre alla fonte presso cui avvennero i miracoli, anche un plastico in gesso raffigurante i due eventi. Grazie alla crescente devozione e riconoscenza dei fedeli alla Madonna del Bosco, si pensò di costruire un santuario. Il primo fu a forma ottagonale su disegno dell'architetto Carlo Buzzi e inaugurato il 9 maggio 1646. Vennero poi eseguiti ampliamenti nel 1677 e nel 1888.


Coloro i quali, dalla strada sottostante, intendessero oggi salire al santuario attraverso la “Scala Santa” di 349 gradini, si troverebbero di fronte la maestosa statua di papa Giovanni XXIII, nato Angelo Giuseppe Roncalli, originario di Sotto il Monte, paese adagiato sulla sponda bergamasca dell’Adda. E’ un bronzo dell'altezza di 4 metri, opera dello scultore Enrico Manfrini di Milano. Il monumento testimonia la grande devozione che, sin da piccolo, papa Roncalli ebbe della Madonna del Bosco.


Nel 1960 venne costruito un nuovo edificio sopra il portico esistente. Giovanni XXIII contribuì alle spese, versando, nelle casse del santuario, un contributo economico personale. Sotto tale edificio è stato mantenuto il portico ad arcate, nel quale vennero posizionati alcuni tavoli e panchine in granito, che ancora oggi i pellegrini utilizzano, soprattutto nei mesi estivi, per ristorarsi e riposarsi.
 
 

Sulla parete interna del portico è stata rappresentata, attraverso alcuni affreschi, una delle tante storie e novelle di Bertoldo, il personaggio che trasse le sue origini dal modello popolare dell'uomo rozzo, incolto, non nobile, dotato, però, di naturale furbizia e scaltrezza.

Ecco la storiella raffigurata da sei affreschi, accompagnati da didascalie in dialetto.
Il figlio di Bertoldo era sempre preoccupato del giudizio della gente e non voleva far nulla che non incontrasse l'approvazione degli altri, così suo padre decise di insegnargli che accontentare tutti è impossibile. 



Prese il suo asino, vi salì sopra e disse a Bertoldino di seguirlo a piedi. Passarono vicino ad un gruppo di lavandaie che cominciarono a borbottare contro di loro e una disse: "Che razza di uomo sei, hai il cuore di pietra? Tu cavalchi l'asino e quel povero ragazzo ti segue a piedi...!"



Allora Bertoldo fece salire suo figlio sull'asino e si mise ad andare a piedi dietro di lui. Dopo un po' incontrarono un gruppo di contadini che li guardarono con disapprovazione, pensando che non fosse quello il modo di educare i figli e dissero al povero Bertoldo: "Ma come, alla tua età tu vai a piedi e lasci che il tuo giovane figlio cavalchi l'asino? E' così che si insegna il rispetto per le persone anziane?"



Bertoldo guardò suo figlio e disse: "Hai sentito? Forse è meglio che cavalchiamo l'asino assieme" e si avviarono nuovamente. Passarono vicino ad un altro gruppo di persone che non riuscirono ad esimersi dall'esclamare: "Non vi vergognate? Come fate a cavalcare in due quella povera bestia, gli rompete la schiena!"



Così Bertoldo, sfinito, disse a suo figlio: "Scendiamo dall'asino e andiamo a piedi tutti e due, così non ci criticheranno più". La scenetta, a quel punto, divenne esilarante: due uomini che seguono a piedi, quasi con reverenza, un asino che trotterella davanti, veloce e libero di ogni carico. Un gruppo di ragazzi scoppiò a ridere e cominciò a prendere in giro i due: "Perché fargli fare la fatica di camminare, povero asino? Non è meglio, a questo punto, che lo trasportiate voi?" Allora Bertoldo prese un grosso ramo di un albero e vi legò le zampe dell'asino, poi appoggiò un'estremità del ramo sulle sue spalle e l'altra sulle spalle del figlio. La gente li vide e si radunò attorno a loro prendendoli per dei matti usciti dal manicomio di Mombello.



Fu allora che Bertoldo lasciò libero l’asino e, guardando suo figlio, disse: "Hai visto dove si finisce, quando si vuole accontentare tutti?"
 

Beniamino Colnaghi

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