mercoledì 2 ottobre 2013

Milano, dal Naviglio al Duomo attraverso Porta Ticinese

Prosegue la collaborazione del signor Pietro Marchisio con il blog “Storia e storie di donne e uomini“. (b.c.)

Abbiamo visto, nel post dello scorso mese di marzo, che la via privilegiata per far arrivare le materie prime, necessarie alla Fabbrica del Duomo di Milano, era il Naviglio Grande e che il primo facile approdo in città era la darsena di Porta Ticinese.
Quella era la Milano dei navigli che hanno accompagnato la sua storia e la sua crescita per molti secoli, rappresentando, fin dal Medioevo, l’espressione milanese e lombarda della scienza e dell’ingegneria idraulica, copiata in ogni parte d’Europa.
 
La Milano dei navigli non c’è quasi più. A Nord-Est è rimasto un tratto della Martesana, il canale che derivato dal fiume Adda a Trezzo collegava la città col Lario; a Sud rimane il complesso della darsena di Porta Ticinese cui perviene il Naviglio Grande, derivato un tempo dal Ticino a Tornavento e alimentato ora sempre dalle acque del Ticino, incanalate a Somma Lombardo soprattutto per scopi irrigui, industriali e per la produzione di energia elettrica. Presso la darsena ha l’incile il Naviglio Pavese, che torna al Ticino a Sud di Pavia.


Mappa dei navigli lombardi nel XVIII secolo
Fonte Regione Lombardia, settore coordinamento per il territorio
 
Grazie ai traffici sviluppatisi presso la darsena, il cuore pulsante di tutti i traffici mercantili di Milano divenne ufficialmente Porta Ticinese, più nota e cara ai milanesi come Porta Cicca, presumendo tale appellativo derivato, in epoca di dominio spagnolo, da chica (piccola) e poi trasformato nella vulgata popolare in “cicca”.

 
Milano. Porta Ticinese nel 1901
Fotografia nel pubblico dominio in quanto il copyright è scaduto
 
A Porta Cicca vennero installati mulini e casere, tant’é che il quartiere lungo Corso San Gottardo era detto el borg di furmagiatt. Qui si trovavano le famose osterie dove si potevano degustare autentici risotti con l’ossobuco, le costolette alla milanese con la “gremulada” e la frittura di rane, il tutto circondato dall’andirivieni dei barconi, degli scaricatori, tencitt, delle lavandaie, dei venditori ambulanti e di tutti i popolani che, risalendo il Naviglio da Boffalora a bordo dei famosi barchett, raggiungevano Milano.

Le vecchie botteghe di Corso di Porta Ticinese 
Fotografia nel pubblico dominio in quanto il copyright è scaduto
 
Il carattere laborioso e mercantile di Porta Ticinese aveva lontane origini, infatti, la vecchia piazza interna ai bastioni si chiamava Piazza Mercato, uno dei luoghi cittadini più vocato a scambi commerciali, proprio perché alimentati dalle merci provenienti da fuori città.
In seguito, venuta meno la peculiarità dei navigli, il mondo di Porta Cicca cambiò radicalmente subendo un lungo e duro periodo di declino e di abbandono.

Le botteghe ed i vecchi cortili vennero pian piano occupati da artigiani di ogni genere: falegnami, ferraioli, riparatori di biciclette, rutamatt, fino a giungere ai giorni nostri, epoca in cui il quartiere più popolare di Milano è stato riscoperto da artisti di ogni genere e dalla nuova borghesia, trasformandosi nella cosiddetta Montpartnasse meneghina.

E’ così che le vecchie osterie hanno lasciato il posto a ristoranti finto-antichi ed ai pianobar e che l’artigianato povero si è trasformato in artigianato d’elite. Gli ultimi barconi ormai in disuso sono stati ancorati davanti ai ritrovi notturni e trasformati in giardini galleggianti.

 
Milano. Alzaia Naviglio Pavese di notte
 
A vegliare su tutti questi cambiamenti è comunque rimasto l’Arco Trionfale di piazza XXIV Maggio, inaugurato da Luigi Cagnola nel 1815 a ricordo della vittoria Napoleonica di Marengo sugli Austriaci e che prese temporaneamente il nome di Porta Marengo, ritornata Porta Ticinese col rientro dell‘imperatore d’Austria Francesco II, che anziché distruggere il monumento lo dedicò alla pace, sostituendo le lodi a Napoleone con la scritta “Alla pace liberatrice dei popoli”.

Pietro Marchisio

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